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Prima la foto con Toti per Sanremo, poi la polemica in consiglio. La Lega tenta la carta del “partito di lotta e di governo”

Ma inciampa nell’orologio e nelle regole dell’istituzione. Per il capogruppo Mai il presidente della Regione era assente in aula per fare intervista tv, ma l’intervista è terminata ben prima della inizio dell’assemblea. Il Presidente: «Come previsto dal regolamento, era stato delegato un assessore a rispondere». I consiglieri del Carroccio abbandonano l’aula, ma se ne va anche il vice presidente della giunta, che consigliere non è. Toti: «Piana è venuto meno al suo ruolo istituzionale»

Polemica col presidente Giovanni Toti dopo quello che il commissario della Lega Liguria Edoardo Rixi ha definito un tradimento, a Roma, per le elezioni del presidente della Repubblica. Il partito, però, alterna gli affondi politici del leader ligure con goffe manifestazioni e, soprattutto, non dà concretezza alla polemica: non molla i “careghini” in giunta dando l’idea di essere affezionato all’antico detto “voler la botte piena e la moglie ubriaca”. L’assessore a caccia, pesca, ambiente e promozione e (nientepopodimenoche) vice presidente della giunta regionale Alessandro Piana prima si presenta a favor di telecamera alla conferenza stampa su Sanremo, si mette in posa con Toti, si presta a favor di telecamera con lui, poi, in consiglio, quando i suoi compagni di partito si alzano per andarsene per protestare contro l’assenza di Toti (una motivazione da opposizione e anche parecchio tirata perché il regolamento prevede che il presidente possa delegare un assessore a rispondere alle interrogazioni) abbandona anche lui l’assemblea, dimenticando che non è consigliere (tutti gli assessori eletti anche come consiglieri si sono stati chiamati a dimettersi all’inizio del mancato, circostanza che è convenuta anche ai partiti che hanno fatto scorrere le liste dei non eletti), ma assessore e, appunto, vicepresidente e che l’unico mezzo che ha per manifestare la sua contrarietà all’operato del presidente è quello di dimettersi. Da tempo l’altro assessore leghista, Andrea Benveduti, manifesta anche sui social la sua contrarietà alle misure “vacciniste” di Toti (dimenticando che sono la prosecuzione locale di quelle votate anche dai ministri e dai parlamentari del suo stesso partito a Roma, e anche qui coerenza vorrebbe l’uscita dalla giunta e persino dal partito. Ma vabbè: questa è la politica 2.0, quella che la parola coerenza l’ha cancellata dal vocabolario e anche qui il gioco sembra essere quello di avere moglie piena e botte ubriaca, facendo il partito “di lotta e di governo”, espressione che ha una genesi berlingueriana e risale a quando la politica non era “spettacolo” e che forse, al giorno d’oggi, si potrebbe cambiare in “far finta di essere partito di lotta per rimanere partito di governo”, a Genova, in Liguria come a Roma.

Fatto sta che, non è dato sapere se per ignoranza delle regole dell’istituzione o per puro “gioco” politico-elettorale, Piana è uscito dall’aula come un consigliere qualunque e Toti non manca di approfittare di questa debolezza istituzionale prendendo «atto dell’uscita dall’aula, dai banchi della Giunta, del vicepresidente Alessandro Piana che è venuto così meno al suo ruolo istituzionale». Un modo nemmeno troppo delicato per ricordargli che tenere il piede in due scarpe non si può e che in politica, come nella vita, bisogna scegliere.

Di ieri la nota di del capogruppo della Lega ed ex assessore Stefano Mai: «Nonostante vi fossero molte interrogazioni sulla sanità alle quali doveva rispondere direttamente, non è rientrato in aula alle 14 per intervenire in una nota trasmissione televisiva su argomenti di politica nazionale. Per questo motivo i consiglieri della Lega hanno abbandonato l’aula in segno di protesta contro una grave mancanza di rispetto nei confronti del consiglio regionale e dei liguri che attendono risposte sulla sanità. La Lega ha una parola sola».

 Gli risponde Giovanni Toti con una nota: «La Presidenza di Regione Liguria smentisce quanto scritto in un comunicato stampa del capogruppo della Lega Stefano Mai che sosteneva la presenza televisiva del Presidente durante il Consiglio Regionale. Toti ha infatti partecipato a una trasmissione della durata di 15 minuti alle 14. Il consiglio è ripartito dopo la pausa alle 14.40 pertanto si tratta di un’affermazione falsa. La Presidenza di Regione sottolinea inoltre la presenza in aula dell’assessore con delega ai Rapporti con il Consiglio regionale Marco Scajola, pronto a rispondere puntualmente a tutte le interrogazioni presentate dai consiglieri come prevede il regolamento».

Altra gaffe da scarsa conoscenza del regolamento o tentativo di mostrare una realtà diversa da quella che è, una tecnica stra abusata dalla politica populista di destra e di sinistra molto usata, ad esempio, per aumentare la percezione di insicurezza.

Fatto sta che gli assessori leghisti (e anche quelli di Fratelli d’Italia che si è unito alla polemica del Carroccio e ieri alla conferenza stampa c’era l’assessore al turismo Gianni Berrino) ieri sono arrivati col sorriso alla conferenza stampa in occasione di Sanremo, si sono messi in posa a favor di telecamera e non hanno mai presentato le dimissioni dalla giunta. Che poi la sostanza è quella: barricate a parole, ma senza mollare l’incarico nei fatti. Si dice che sia tutto solo un braccio di ferro per la candidatura a sindaco della Spezia mentre quella di Marco Bucci a Genova non è in discussione.

La Lega ha chiesto la verifica di maggioranza sul lavoro del presidente. Stamane Toti ha detto che se si vuole controllare il lavoro svolto dalla giunta lui non si tirerà indietro, anche se non lo ha mai fatto nei confronti dei suoi assessori. «verificheremo, dati alla mano, l’efficienza degli assessorati» ha dichiarato, spiegando che si farò il punto sulle delibere proposte, sui fondi impegnati, sulle presenze in giunta, sugli incontri con tutte le realtà del territorio e, se Lega e Fdi lo vorranno, anche quante ore vengono passate dagli assessori a lavorare negli uffici di De Ferrari. Detta così, sembra una promessa di arrivare alla resa dei conti sull’operatività degli assessori.

La “risposta” viene da Salvini che stamattina ha chiesto che Toti assegni gli assessorati a Sanità e Bilancio che ha tenuto per sé.

In tutto questo teatrino nella destra si segnala la “guest star” Pippo Rossetti, consigliere Pd, non arrivato in tempo in aula per votare la sospensione della seduta e segnare un “colpo” alla maggioranza: «La Lega è uscita dall’aula alle 14.57, ero in ufficio e sono arrivato alle 15.14 – dice Rossetti -. Ho chiesto scusa alla minoranza avremmo reso plastico il dato politico: l’assenza dell’assessore part time Toti è diventata insopportabile anche per i consiglieri della Lega».

Toti era nel suo ufficio per una riunione istituzionale legata alla Sanità e al Covid. Perché il consigliere Pd non era in consiglio? Certamente sarà stato impegnato in incarichi politici, ma non istituzionali perché il suo partito non è al governo della Regione. Questione di travi e pagliuzze.

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